IL
MESSAGGERO
CRONACA DI ROMA
Martedì 14 Settembre 2004
IL
CASO
L'ad Balduini accetta i "buoni" nel suo ristorante:
solo una ventina di
clienti-dipendenti
a 7 euro non l'ho deciso io, è il risultato di un accordo tra i
nostri
sindacati e l'ufficio del personale. Il caso ha voluto che sia
stato siglato
un mese prima dell'apertura del mio ristorante». Roberto Balduini
si
difende, «è solo una coincidenza». Ma i 600 dipendenti della
Sta, la società
che si occupa di strisce blu e parcometri, non parlano d'altro.
Di
«Punto.it» il locale che il loro amministratore delegato ha
aperto da otto
mesi in via Libetta, cioè a pochi passi dall'ufficio. La
pausa-pranzo per
alcuni è diventata una visita «al capo». «Fosse per me - si
difende Roberto
Balduini - i ticket dei nostri dipendenti non li avrei accettati,
ma sarebbe
stata un'ingiustizia. Tanto più che al massimo qui ne verranno
una ventina».
Il locale è accogliente, l'arredo rivela la mano di un designer:
pavimenti
colorati, sgabelli trasparenti, banconi traslucidi, postazioni
internet e
poltroncine arancioni. Quasi non sembra un luogo dove si può
anche mangiare.
E anche bene: piatti genuini, menu vegetariani, cibi conditi con
olio
extravergine. E carni biologiche. Ed ecco il punto. Anzi il
"Punto.it". Uno
dei fornitori è l'assessore alla Mobilità Mario Di Carlo. Il
quale ha da
sempre l'hobby dell'alta macelleria. Nel tempo che gli resta
libero, alleva
bovini in Abruzzo. Una passione che lo ha portato di recente ad
estendere l'
attività commerciale fino ad aprire una sorta di "boutique
della bistecca
naturale" in zona Prati. Qui, dietro al bancone, tra i
quarti di bue, s'è
lasciato fotografare di recente, in perfetto stile Guazzaloca.
«Non vedo nessun conflitto d'interessi - protesta l'ad della Sta
- con Mario
siamo amici, ci conosciamo da sei anni. Da lui avremo acquistato
al massimo
5/6mila euro di carne. Che tra l'altro devo ancora pagare». Per Balduini
aprire il ristorante è stato realizzare un sogno che ha diviso
con alcuni
soci genovesi e bolognesi. «Ho venduto una casa che avevo a
Bologna -
racconta - e ho affidato il ristorante a mia moglie, laureata in
Economia e
commercio. Vivo e lavoro in questo quartiere, l'unica casualità
è che il
locale sia vicino agli uffici della Sta. Non posso farci
niente». Il
ristorante piace. È frequentato anche da molti universitari di RomaTre
che
possono usufruire di una convenzione. In futuro potrebbe restare
aperto
anche la sera e fare concorrenza ai locali di tendenza che
pullulano nel
quartiere. Resta il problema della sosta selvaggia. Risolto alla
romana: il
classico biglietto sul cruscotto, con tanto di logo prestampato
«ci scusiamo
per i disagi, rivolgersi all'interno del ristorante Punto.it».
C.Mar.