27 settembre 2000

La Corte dei Conti accusa: in Comune troppi raccomandati
Uomini inutili e superpagati 
alla corte del sindaco di Roma

di Dimitri Buffa

Che Amato l’altra sera da Vespa sapesse già tutto e che, invece di un investitura, a Rutelli potesse aver rifilato una bella coltellata nella schiena è sospetto non forte, ma fortissimo.
L’uomo ha sicuramente degli amici alla Corte dei Conti essendo stato ministro del Tesoro.
Sia come sia, la distruzione sistematica dell’immagine del "piacione"rosso-verde, messo dai post comunisti a fare sindaco di Roma, che operano queste due sentenze della Corte dei Conti (1544 e 1545 del Duemila, collegio giurisdizionale per il Lazio composto dal presidente Vincenzo Bisogno e dai giudici Bruno Di Fortunato e Salvatore Librandi)) con le quali lui e tutta la giunta del Campidoglio vengono condannati a risarcire tre miliardi e rotti all’erario per l’inutilità dei consulenti assunti dal 1994 in poi, è ben peggio di quella che sarebbe potuta derivare da un avviso di garanzia.
Viene fuori infatti una politica fatta tutta d’immagine e niente sostanza, per la quale vengono assunti una trentina di raccomandati, ex amici del sindaco o di altri assessori (tra i condannati c’è anche l’assessore al bilancio Linda Lanzillotta, moglie del ministro Bassanini, nonchè il vicesindaco Walter Tocci, addetto alla mobilità), che hanno curriculum vitae un po’gonfiati da ragazzi di belle speranze e che vengono paracadutati in posti con mansioni ben al di sopra delle loro possibilità. Il tutto con qualche effetto tragicomico.
Sì, perchè la Corte dei Conti non si è limitata a dire che "il rapporto fiduciario tra i politici e il loro staff"non può comunque eccedere i "criteri di logica e di ragionevolezza", cosa che tutti danno per assodata.
No, la magistratura contabile è andata ben oltre, censurando uno per uno i curriculum dei consulenti fatti assumere con compensi che vanno da uno a sei o sette milioni al mese, almeno in rapporto con gli incarichi poi conferiti. C’è di tutto: dal pubblicitario (Luigi Lusi) che si occupa di riorganizzare il corpo di polizia municipale, all’ex modella "in show room a Londra e a Roma", insomma professione "bella gnocca", cui si affida il compito di "elaborare studi e relazioni sulle problematiche concernenti l’ampio progetto di pubblicizzazione e diffusione dei programmi urbanistici...".
Poverina, la sventurata in questione, che si chiama Alessia Gamberoglio, a quel che dice la Corte, non è stata nemmeno in grado di elaborare una relazione sull’attività svolta. In compenso aveva nel curriculum l’attività di programmista in Rai per la trasmissione "Mezzanotte e dintorni", sì proprio quella con Gigi Marzullo, oltre a un passaggio nell’ufficio stampa di Legambiente, organismo che ha funzionato un po’ da ufficio collocamento per "i fidati collaboratori del sindaco".
Tra i consulenti di cui si richiedono indietro i compensi pluriennali (altra irregolarità contestata: la non temporaneità dell’incarico e la forfaittarizzazione stipendiale dei compensi, quasi assunzioni surrettizie) non manca l’avvocato Luca Petrucci, quello che tutti i critici del sindaco conoscono come "l’avvocato delle querele contro chi critica Rutelli".
Prima però, era stato assunto come consulente legale della Lanzillotta, assessore al patrimonio di Roma, al secolo la moglie ministro Bassanini che pretendeva anche di prendere il posto di Andrea Monorchio, una volta che questi non sarà più ragioniere generale dello stato, a sei milioni al mese.
La corte esamina brevemente il suo curriculum e conclude: che bisogno c’era di un altro avvocato quando il comune ce ne ha già venti?
Non è l’unico caso di inutile duplicazione di incarichi: risultano assunti come addetti stampa e comunicazione, o all’immagine o altre amenità del genere, almeno altri 8 consulenti, come se non bastassero, chiosa la Corte dei Conti, i 53 impiegati dell’ufficio stampa comunale, cui Rutelli ne aveva già affiancati in precedenza altri 7 di sua fiducia, tra cui Mariella Gramaglia direttrice di "Noi donne", Roberto Giachetti, ex suo portavoce e collaboratore di "Radio radicale", Paolo Gentiloni Silveri  ecc.
Insomma, con la scusa di doversi circondare di uomini di fiducia, linea di difesa suicida usata dal sindaco e dalla giunta richiamandosi all’articolo 51 della legge 8 giugno 1990 numero 142, la verità è che sono stati assunti, nella maggior parte dei casi, dei poveri Cristi, che, intendiamoci, non hanno mica fatto del male a nessuno, ma certo non hanno giovato all’immagine capitolina nè hanno recato alcun vantaggio all’erario. Anzi.
Anche perchè esistevano migliaia di dipendenti del Comune (ce ne sono 20 mila per la precisione) che, nelle varie mansioni potevano supplire tanto a esigenze informatiche (la Corte rimprovera anche l’avere preso un semplice perito tecnico industriale, Claudio Todescato, per fare siti internet quando esiste un apposita divisione informatica nel comune dove lavorano decine di addetti) quanto a esigenze di immagine o di comunicazione.
L’analisi impietosa con cui viene demolita tutta la politica di immagine di Rutelli, ma anche del cosiddetto "city manager" Pietro Barrera condannato anche lui in solido, è di quelle che rimarranno non solo nella storia della mala amministrazione all’italiana, ma anche in quella del ridicolo in cui possono precipitare i personaggi pubblici in Italia. Appena designato come premier, Rutelli è improvvisamente già vecchio come un dinosauro. "Una botta così", come si dice a Roma, "un’altra gliela da il muro".