IL MESSAGGERO

 

Venerdì 25 Marzo 2005

 

 

 

 

 

 

LA CONDANNA

 

La Corte dei Conti ribadisce: 5 milioni di penale per la Sta

 

 

 

 

 

 

 

Per irregolarità nella gestione dei parcheggi a pagamento, la procura regionale del Lazio della Corte dei conti ha ribadito le richieste di condanna a oltre cinque milioni di euro per le società Sta e Crp, ed a 250mila euro per il dirigente del comune di Roma Silvana Sari e l'ex assessore alla mobilità Walter Tocci. I giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, presieduta da Bruno Di Fortunato, dopo il rigetto di una serie di questioni preliminari (tra le quali anche la richiesta difensiva di affidamento di una ulteriore perizia), si sono riservati di decidere sui giudizi di conto e di responsabilità promossi dalla procura della magistratura contabile.
Per i magistrati romani, la gestione della sosta regolamentata con tariffa e dei parcheggi a pagamento sarebbe stata irregolare, e la cosa avrebbe provocato un danno all'erario del comune di Roma per un ammontare di oltre dieci miliardi di lire.
I pm Angelo Canale e Antonio Giuseppone hanno confermato le loro accuse, contestando formalmente in giudizio una serie di irregolarità che ritengono siano state compiute da Sta e Crp, quest'ultima quale affidataria della gestione operativa dei parcheggi, e la mancanza dei previsti controlli da parte della stessa Sta e del comune di Roma. I difensori delle parti in causa hanno sostenuto la regolarità dei comportamenti in base ai contenuti della specifica convenzione stipulata sulle modalità di gestione.
La procura regionale presso la Corte dei Conti del Lazio cominciò a interessarsi della gestione dei parcheggi affidati alla Sta, quando, esaminandone il bilancio del 1999, rilevò che «in entrata» i proventi derivanti dai parcheggi indicavano una somma a suo avviso incoerente rispetto al numero dei parcheggi attivati. I magistrati, sostenendo la natura «pubblica» degli stessi proventi e la qualità di «agente contabile» della stessa Sta, chiesero alla società di rendere il «conto» della propria gestione. La società contrastò questa richiesta, affermando la natura «privata» dei proventi e il conseguente venir meno dell'obbligo. Essendo stata la richiesta dei magistrati accolta, non restò altro alla Sta che ricorrere alla sezione civile della Corte di Cassazione, la quale, nell'ottobre 2001, confermò la giurisdizione della Corte dei Conti e le argomentazioni della procura regionale. Il «conto» fu compilato d'ufficio ed esaminato dal magistrato relatore del giudizio, il quale concluse il suo esame nel luglio 2004 con una proposta di condanna
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