IL MESSAGGERO


VITERBO

 

  Mercoledì 10 Agosto 2005  
     
   
  Anche per togliere i punti di sutura vige il fai da te
   
  Il medico di famiglia è partito. L’odissea di un pensionato sbattutto da un ospedale all’altro
   
  di MICHELA FINESI

Sotto Ferragosto può succedere di tutto. Come, ad esempio, vagare in due ospedali nel termine di poche ore per farsi togliere quattro punti di sutura sulla testa senza però riuscire nell’intento. E’ quanto successo a Umberto Bellatreccia, pensionato viterbese di 68 anni che, a suo dire, ha vissuto direttamente un caso di malasanità. «La scorsa settimana mio padre si è ferito alla nuca con un ramo di ulivo mentre stava lavorando in campagna», racconta il figlio Gianpaolo. «Lo abbiamo accompagnato subito al pronto soccorso di Ronciglione dove gli hanno chiuso il taglio con quattro punti, che il nostro medico di famiglia avrebbe poi dovuto togliere dopo una settimana». Ma qui arriva il bello, perchè da una semplice coincidenza inizia l’avventura del signor Umberto. Infatti il suo medico di famiglia sarebbe partito per le ferie proprio lo stesso giorno fissato per la rimozione dei punti, ed il suo sostituto non avrebbe potuto farlo al suo posto. «Abbiamo deciso così di tornare a Ronciglione - spiega Gianpaolo -. Ma lì, seppure davanti a noi non ci fosse nessuno in attesa, l’addetto del pronto soccorso si è subito rifiutato di togliere i punti dicendo, con tono alterato, che era compito del medico di famiglia. Non ha sentito ragioni neppure quando gli abbiamo spiegato tutta la storia. Anzi. Ci ha risposto di denunciare il nostro dottore. Siamo andati al pronto soccorso di Belcolle. Lì, la stessa storia. Gli infermieri ci hanno allora consigliato di tornare il giorno dopo, spiegando che solo un laureato avrebbe potuto effettuare quell’operazione. Perse le speranze siamo tornati a casa e se non fosse stato per mia madre che, con forbici e pinzette disinfettate si è improvvisata dottore, mio padre avrebbe ancora i punti in testa».

 

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