Sabato 11 Gennaio 2003

VITERBO

La sentenza arriva dopo
otto anni
In aula scontro tra periti
di parte e d’ufficio

di GIANNI TASSI
e PAOLA PUCCIATTI


Tre medici dell’ospedale viterbese assolti dall’accusa di lesioni personali colpose. Un processo che si è concluso ieri mattina, davanti al giudice Centaro, a distanza di quasi otto anni dai fatti presi in questione. E che adesso, comunque, si presta a critiche e commenti a dir poco preoccupanti. L’assoluzione è motivata "per non aver commesso il fatto" ma questo non basta, pur senza mettere in dubbio la sentenza, a dar soddisfazione a chi, da questa vicenda, ne esce segnato non solo nel fisico ma anche nello spirito.
Il 20 luglio del 1995 una donna di Civitavecchia viene ricoverata all’ospedale di Tarquinia per una minaccia d’aborto. Trasferita a Viterbo, dopo tre giorni è sottoposta a intervento con il cesareo per il parto prematuro. Da quel momento le sue condizioni di salute si aggravano. Febbre alta per diversi giorni fino a quando, il 2 agosto, si decide per un secondo intervento che le provoca, secondo quanto si legge sulle conclusioni dei periti d’ufficio nominati dal giudice, "diverse lesioni al colon, con un successivo intervento di colostomia, nonchè l’aggravamento dell’aspetto estetico addominale, sofferenza e maggior rischio conseguente al ripetersi di interventi chirurgici...va ascritto un periodo di malattia quantificabile in un tempo superiore cronologicamente ai quaranta giorni, ivi compresa la difficoltà di attendere alle normali occupazioni in considerazione della presenza della colostomia la cui chiusura definitiva viene eseguita dopo circa cinque mesi". Quindi la denuncia e l’avvio, da parte della magistratura viterbese, dell’inchiesta giudiziaria che porterà poi al rinvio a giudizio di tre medici (Giuseppe Giulianelli, Gaudenzio Gozzi e Marisa Battistoni, difesi rispettivamente dagli avvocati Severo Bruno, Giorgio Barili e Carlo Mezzetti) e al processo. Ieri mattina la sentenza: tutti assolti.
Nel corso del dibattimento sono stati in molti a dire, e lo ha fatto lo stesso giudice leggendo la sentenza, che i veri colpevoli non erano in aula. Ovverosia che il danno nei confronti della donna c’è stato, ma a provocarlo non sono stati i tre imputati poi assolti bensì altri medici. Tanto che il pubblico ministero, Federica Bonini, ha chiesto l’acquisizione degli atti preannunciando uno stralcio dell’inchiesta. Atto formale corretto, ma inutile ben sapendo che a marzo arriverà la prescrizione e tutto cadrà nel dimenticatoio.
Un dibattimento che ha evidenziato anche lo scontro tra medici legali durante il quale si è assistito alla mezza marcia indietro dei tre periti nominati dal giudice, i quali hanno molto attenuato i toni di una conclusione scritta, e depositata agli atti, che riporta frasi quali "carenza di partecipazione clinica del primario", "viene trascurata la gravità del quadro clinico e vengono attuati tardivamente i controlli clinico-strumentali", "ripetute lesioni del colon nel corso del secondo intervento passibili di censurabilità per l’imprudenza e l’imperizia dimostrate dall’operatore".

 

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