IL MESSAGGERO
VITERBO
Venerdì 6 Febbraio 2004
I malanni di Belcolle
Ortopedia in crisi: "Letti anche in corridoio mentre
diminuisce il personale
paramedico"
di ROSSELLA CRAVERO
Quattordici a uno. Questo il rapporto pazienti-infermieri nel
reparto di
Ortopedia dell'ospedale Belcolle in una domenica di gennaio. E le
cifre non
migliorano nei giorni infrasettimanali. O meglio a non migliorare
è la
presenza del personale paramedico a fronte di 25 posti letto più
4 per la
chirurgia del ginocchio e della mano. Ma ad ortopedia, come in
altri reparti
di Belcolle, la presenza dei letti bis, molti in corridoio, sta
diventando
più un'abitudine che un evento straordinario e con questi
pazienti da
assistere i reparti devono comunque fare i conti. "Come è
possibile che
quaranta pazienti in media, di cui il 90%, per non dire quasi la
totalità,
non autosufficiente,possano essere assistiti da tre
infermieri?" E' la
domanda che il primario Alberto Gaudenzi ha rivolto al capo
dipartimento di
chirurgia Rizzotto e al direttore sanitario Macchia.
E le lamentele arrivano a catena, perché se i medici denunciano
la
situazione, i pazienti fanno giustamente la voce grossa per le
condizioni in
cui vengono assistiti e il personale paramedico alza le braccia e
chiede il
trasferimento. Il personale in blocco, comprese le due caposala,
sembra
infatti abbiano chiesto il trasferimento per lo stress
psicofisico eccessivo
in cui sono obbligate a lavorare.
La storia del reparto di Ortopedia vede almeno sette infermieri
professionali che due anni fa, durante il periodo estivo, in
agosto, furono
trasferiti in altri reparti durante la ristrutturazione del
reparto e non
sono più tornati. Ad oggi l'organico si compone di 17 infermieri
professionali che turnano, mentre da metà febbraio saranno 16
più due con
faranno i turni per motivi di salute e altre due infermiere una a
18 e l'
altra a 21 ore settimanali.
Il problema del personale resta una delle urgenze maggiori con
cui il
direttore della Asl Bruno Cisbani si trova a dover affrontare. Il
braccio di
ferro tra chi gestisce e vuole fare quadrare i bilanci troppo
spesso si
scontra con chi lavora e non può ragionare solo in funzione di
numeri e
prestazioni. I pazienti poi sono coloro che ne fanno le spese in
prima
persona.