VITERBO

  Venerdì 27 Febbraio 2004  
     
  Oggi l’udienza
  Omicidio colposo per tre medici di Belcolle
   
   
   
  di PAOLA PUCCIATTI


Alla sbarra, stamani, tre medici del pronto soccorso di Belcolle: dovranno rispondere di omicidio colposo. Eugenio Pascucci, Franco Ceccarini e Domenico Sacconi sono accusati dal pubblico ministero Aldo Natalini di non aver fatto una giusta diagnosi di una situazione che è poi degenerata sino a provocare il decesso di Vincenzo Testa, ricercatore dell’Enea, quarantenne, residente a Canepina.
Per la morte dell’ingegnere, avvenuta "per colpa e cioè per imprudenza, imperizia e negligenza" erano stati accusati, all’inizio, altri due medici Michele Calano e Massimo Cappelloni che avevano deciso, però, di ricorrere al rito abbreviato. La Corte Costituzionale, invece, nel frattempo ha rigettato tale richiesta. Anche per loro verrà riaperto il processo.
L’11 gennaio del 1998 Vincenzo Testa si ferisce al calcagno nel giardino di casa. Il ricercatore a quel punto decide di andare al pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo dove viene medicato e dimesso. Qualche giorno dopo l’uomo avverte dei fastidi al piede e si ripresenta al pronto soccorso dove viene nuovamente medicato. I fastidi si ripetono e all’ospedale gli consigliano il ricovero ma lui rifiuta. Le medicazioni si ripetono per sei volte. L’ultima il 1 febbraio quando gli viene diagnosticata una tromboflebite. A Belcolle però non ci sono letti disponibili per il ricovero così viene dirottato a Montefiascone dove muore subito dopo.

 

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