IL MESSAGGERO
VITERBO
Giovedì 13 Ottobre 2005
Asl, 15 dirigenti accusati di truffa e
falso. Ma il magistrato che ha condotto le indagini era in ferie
Processo ai medici, guerra tra pm
Il titolare dell’inchiesta voleva
il rinvio a giudizio: sconfessato dal collega
di GIANNI TASSI
I fatti contestati fanno riferimento al primo semestre del 1994. Dal ’97
ad oggi un inchiesta giudiziaria che ha portato sul banco degli imputati 15
medici della Asl viterbese accusati di truffa e falso ideologico in atto
pubblico. Dodici udienze, con quella di ieri, per arrivare ad una decisione che
stravolge l’ipotesi accusatoria fino a 20 giorni fa portata avanti dal
sostituto procuratore Franco Pacifici e ieri mattina rivista e corretta - per
non dire sconfessata - dall’altro pm, Renzo Petroselli, in aula a
sostituire il collega in ferie. Se per Pacifici i medici sarebbero tutti
colpevoli e quindi meriterebbero di andare davanti al giudice, per Petroselli
il reato invece non sarebbe stato commesso; se non altro non c’è stato il
dolo e quindi non è perseguibile penalmente. Tanto da chiedere, al termine
della sua requisitoria ieri mattina davanti al giudice per l’udienza
preliminare, Eugenio Turco, il non luogo a procedere per tutti gli imputati.
Poi gli avvocati difensori, ognuno per il proprio assistito, hanno comunque
voluto smontare mattone per mattone le tesi accusatorie di Pacifici.
La vicenda in sintesi. Nel 1997, a seguito di un esposto presentato alla
Procura da un sindacalista, parte un’inchiesta che tende a verificare se
è vero che quindici medici, dirigenti dei vari servizi della Asl viterbese,
abbiano usufruito dell’istituto dell’incentivazione alla
produttività, una specie di prestazione lavorativa extra orario, senza produrre
la relativa certificazione o producendola solo in parte o comunque non nel modo
previsto dalle norme che regolano l’istituto dell’incentivazione.
Segue a pag. 37
SEGUE DALLA PRIMA
Processo ai medici, guerra tra pm
L’inchiesta del sostituto procuratore Franco Pacifici dura 6 anni e si
conclude con la richiesta di rinvio a giudizio per tutti. I reati ipotizzati
sono quelli della truffa ai danni della Asl e della Regione Lazio e del falso
ideologico in atto pubblico. Per le difese, invece, le prestazioni dei medici
in questione, svolte secondo le norme, in modo corretto e addirittura pagate
solo in parte - hanno prodotto notevoli introiti per
Ieri, nell’aula del tribunale a Riello, alla dodicesima udienza il colpo
di scena. Assente Pacifici, il pm che per anni ha condotto l’inchiesta, a
sostituirlo c’era Renzo Petroselli il quale, oltrechè evidenziare la
prescrizione per il reato di truffa e della falsa cerificazione (per lui non si
è trattato di falso in atto pubblico), si è detto convinto della insussistenza
del dolo in quanto, tuttalpiù, si potrebbero riscontrare errori non voluti e
comunque non determinanti. Per questo, tra la sorpresa generale, ha chiesto il
non luogo a procedere perchè il fatto non costituisce reato.
Dopo gli interventi degli avvocati difensori il Gup, Eugenio Turco, ha sospeso
l’udienza dando appuntamento al 22 novembre, giorno in cui farà conoscere
la sua decisione.
Gianni Tassi