IL MESSAGGERO

VITERBO

 

  Giovedì 4 Novembre 2004  
     

 

  Il giudice non accoglie le richieste di condanna ma riapre l’inchiesta nei confronti del primario del reparto
  Il Pm: «E’ un caso di malasanità»
   
  Morto per una ferita al piede, assolti tre medici del pronto soccorso
   
  di PAOLA PUCCIATTI


«Vincenzo Testa muore alle soglie del 2000 per una ferita lacero-contusa in una corsia d’ospedale. E’ un caso di malasanità. Mi chiedo come sia possibile che in una struttura ospedaliera come quella di Belcolle si possa morire per una banale ferita, motivo per cui oggi si celebra questo processo». Pesante la requisitoria del pubblico ministero, Aldo Natalini, che al termine del suo intervento ha chiesto al giudice Fanti di condannare a 4 mesi di reclusione i tre medici del pronto soccorso viterbese - Domenico Sacconi, Franco Ceccarini e Eugenio Pascucci - per omicidio colposo. Ma il giudice è stato di tutt’altro parere e ha assolto i tre «perchè il fatto non costituisce reato». Anche se, sempre su richiesta della pubblica accusa, ha acconsentito alla restituzione degli atti alla Procura per aprire un nuovo filone d’inchiesta, sempre per omicidio colposo, nei confronti di Luigi Berdini, ex primario del pronto soccorso di Belcolle, «in quanto - ha affermato il Pm nel corso della sua requisitoria - responsabile di una struttura sanitaria indecente e perchè è stato l’unico ad avere visitato quattro volte Vincenzo Testa, anche due giorni prima del decesso».
Vincenzo Testa, ricercatore dell’Enea, muore il 2 febbraio del 1998 per embolia. L’11 gennaio si era ferito al collo del piede sinistro. Più volte viene medicato ma la ferita non guarisce, anzi le sue condizioni si aggravano. Al punto di avvertire anche problemi respiratori. Il primo di febbraio gli viene riscontarta una crisi dipsnoica e diagnosticata una tromboflebite. Rifiuta il ricovero ma si ripresenta al pronto soccorso il giorno dopo in condizioni ancora più precarie. Da Belcolle viene portato in ambulanza all’ospedale di Montefiascone per mancanza di letti disponibili. Un trasporto che - secondo il dottor Berdini, all’epoca primario del pronto soccorso - avrebbe accelerato il decesso. «In caso di embolia - ha detto Berdini ascoltato in aula come testimone - è necessaria l’immobilità totale quindi quel trasferimento è stato fatale per Vincenzo Testa». Ad ordinare il trasporto a Montefiascone furono altri due medici, Michele Calano e Massimo Cappelloni, per i quali fu aperto un altro procedimento.
Ieri la lunga requisitoria durante la quale il pubblico ministero Aldo Natalini ha messo sotto accusa i tre imputati ma più in generale la «cattiva gestione del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle». Alla fine la richiesta di condanna per tutti a 4 mesi. Di diverso avviso gli avvocati difensori (Paolo Grazini per Domenico Sacconi, Roberto Massatani per Franco Ceccarini, Rita Sermoneta e Carlo Pesaresi per Eugenio Pascucci) che hanno chiesto invece l’assoluzione dei propri assistiti.
«Non si può morire in quel modo per una banale ferita», ha detto il Pm alla fine del suo intervento e ha puntato il dito anche contro chi, fino ad oggi, era rimasto fuori dal processo. E almeno su questo il giudice gli ha dato ragione acconsentendo a riparire l’indagine sull’ex primario del pronto soccorso.


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