Giovedì 16 Ottobre 2003  
     
  In sede civile la Asl condannata al risarcimento: familiari insoddisfatti
  Operato per un falso tumore morì: gli eredi chiedono giustizia
   
   
   
  Quando Antonio Frateiacci fece una gastroscopia nel luglio 97 non avrebbe pensato mai che gli sarebbe stato diagnosticato un carcinoma allo stomaco. I fastidi che avvertiva erano noiosi, ma non così gravi da fargli pensare a un'ipotesi del genere. Invece non c'era tempo da perdere e allora accettò la proposta di essere operato all'ospedale di Montefiascone. Ricoverato il 17 luglio, dopo gli esami di rito, fu sottoposto a intervento chirurgico. La sorpresa dei familiari fu tanta quando il chirurgo uscì per comunicare che il carcinoma allo stomaco non c'era, ma che ne aveva individuato uno al colon per cui aveva proceduto all'asportazione. Ma siccome i vetrini dell'istologo avevano indicato un cancro allo stomaco, lui avrebbe operato anche quella patologia, in realtà inesistente.
Dopo lo sgomento causato dall'inattesa dichiarazione, i familiari si opposero con tutte le forze al secondo intervento ritenuto inutile e riuscirono nel loro intento con forti difficoltà. "Mio padre fu portato però nuovamente in sala operatoria il giorno dopo - racconta il figlio Agostino - per un infarto intestinale e ancora il giorno seguente per lo stesso motivo. E' rimasto in ospedale per 30 giorni. Dimesso alle ore 14 del 23 agosto, morì alle 20 dello stesso giorno. Secondo noi, alla base di tutto ci fu uno scambio di vetrini. Quando il chirurgo vide che non aveva il cancro lì, proseguì con la sua indagine operando motu proprio senza chiedere nessuna autorizzazione: se l'avesse chiesta, forse mio padre l'avrebbe data comunque, oppure avrebbe deciso di fare altre indagini e procedere in modo diverso sul cancro che, a quanto so, al colon non è gravissimo. Invece ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto".
I familiari hanno intentato causa civile e penale alla Asl e ai suoi dipendenti implicati nella vicenda e il giudice civile ha condannato l'azienda a pagare 300 mila euro agli eredi di Antonio Frateiacci. "Ma non ci interessa il denaro - dice il figlio Agostino - vogliamo giustizia. Mio padre aveva 70 anni, poteva vivere ancora tranquillamente. Vorremmo che siano individuate le responsabilità di medici e analisti, non quelle dell'azienda che è qualcosa di impersonale. C'è qualcuno che forse, è morto per cancro allo stomaco senza saperlo perché quel vetrino attribuito per errore a mio padre di qualcun altro sicuramente era. E questo non è giusto".
Abi M.

 

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