VITERBO

  Sabato 14 Febbraio 2004  
     
  Gianluca Dati, dopo la sentenza del giudice di Pace, afferma che vuole andare avanti nell’azione legale
  "Questa giustizia non mi basta"
   
  Parla il giovane che in un bar bevve soda caustica al posto dell’acqua
   
  di ANDREA ARENA


Gianluca Dati va avanti. Ha il coraggio di andare avanti e oltre , dopo due interventi chirurgici, dodici giorni nel silenzio della rianimazione e otto nel buio sospeso del coma farmacologico; dopo intubazioni e drenaggi polmonari, cure antideflusso e visite di controllo. Ha il coraggio di andare avanti, nonostante la sentenza di mercoledì: il giudice di Pace del Tribunale ha condannato, ma la condanna non può soddisfare Gianluca (adesso è invalido al 90 per cento), che preannuncia un’azione civile in attesa della deposizione della sentenza, tra quindici giorni, e poi magari altre iniziative legali.
Una condanna che parla di 1500 e 1000 euro di multa rispettivamente per il padrone del bar, Carlo Lanari, e suo figlio Cristian. Assolta la barista Maria Antonietta Ricci. Il bar in questione è il bar Blu di via Vicenza, angolo con via Piave, nel quale sabato 29 dicembre 2001 versarono a Gianluca soda caustica, invece di un semplice bicchiere d’acqua. Soda caustica contenuta in una bottiglia di minerale: normale, no? Un incidente dell’assurdo, di quelli che vengono fuori da un destino crudele e fin troppo fantasioso.
Un incidente che s’è lasciato dietro una storia clinica sofferta e difficile. Gianluca in pericolo di vita, Gianluca in rianimazione e in coma, Gianluca sotto i ferri (gli hanno asportato 30 centimetri di colon), Gianluca che affronta la convalescenza e non si sa quanto potrà ancora durare: "Dopo l’ultima operazione - spiega lui - i medici hanno detto che molte cose si sono sistemate. Ma neanche loro se la sentono di escludere ricadute, in futuro".
Poi il processo al cospetto del giudice di Pace. Gli amici che testimoniano, la scoperta di un clamoroso e colpevole ritardo delle ispezioni sanitarie nel bar incriminato, che adesso tra l’altro ha cambiato gestione e neppure è stato chiuso, per quell’accaduto. Gianluca racconta: "I Nas e gli ispettori della Asl ispezionarono il bar soltanto dopo due mesi. Non trovarono la "mia" bottiglia, ma in compenso trovarono un’altra bottiglia, di spumante. Indovinate cos’era il liquido che conteneva?". Di sicuro non aveva le bollicine: era soda caustica, soda caustica bis.
Sentenza troppo dolce e accondiscendente? No. "La giustizia ha fatto il suo corso - dice Dati - e credo che il giudice abbia comminato il massimo della pena prevista, secondo il tipo di reato e il tipo di giudizio. Ma non è ciò che voglio: questa condanna è un punto di partenza, per noi, perché vogliamo andare fino in fondo, capire , avere le nostre risposte". Per esempio: chi rifonderà la famiglia Dati delle spese mediche e logistiche sostenute (per tacere dei danni morali)? Oppure: perché non è stata ritirata la licenza ai gestori e chiuso il bar? Perché le ispezioni sanitarie furono effettuate con così colpevole ritardo?
In attesa di risposte, Gianluca razionalizza: "Non si può credere in una Giustizia così perché la pena inflitta non è paragonabile a ciò che ho patito e sto patendo. Impossibile credere nella Giustizia, ma impossibile anche smettere di crederci, perché è l’unica che può fare chiarezza. Perciò andrò avanti, e se lo faccio è solo perché la forza mi arriva dalla mia famiglia, e dai miei amici. Non mi hanno mai lasciato solo, al contrario per esempio delle istituzioni: mi volevano dare uno psicologo, quelli là".

 

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