Martedì 24 Dicembre 2002

VITERBO

Bocche cucite, sia da parte della direzione generale della Asl, che degli stessi medici dell’ospedale di Belcolle
Cardiologia col cuore sospeso
L’inchiesta della procura sul primario: nel miriro le donazioni per un convegno

A Belcolle non si sussurra d’altro nei lunghi corridoi. Ma sottovoce e guardandosi alle spalle. La notizia del primario di cardiologia, professor Enrico Vittorio Scabbia, indagato dal pm Carlo Maria Scipio per concussione ha fatto scalpore e causato un’improvvisa paresi vocale collettiva, forse per la doccia fredda della sorpresa.
Non parla il procuratore Scipio, anche perchè l’inchiesta è nella sua fase iniziale e potrebbe anche risolversi in una bolla di sapone. Non parla il direttore generale Bruno Cisbani, che afferma di aver saputo la notizia dai giornali ma aggiunge secco che verrà avviata una severa inchiesta per rigorosi accertamenti. E solo nel tardo pomeriggio invia una stringata nota scritta per dire: "In relazione a notizie stampa su indagni dell’autorità giudiziaria in merito a fornitue sanitarie relative al reparto di cardiologia dell’ospedale di Belcolle, la direzione generale della Asl comunica che al momento non dispone di alcun elemento o informazione in merito a fatti di rilevanza penale inerenti l’attività del suddetto reparto". Non parla nemmeno il professor Enrico Vittorio Scabbia, che però fa sapere di avere allertato i suoi legali per distribuire lumi e querele. Non parlano i medici del reparto, che hanno abbottonato i camici e serrato labbra e ranghi in difesa della categoria. E non parlano nemmeno i sindacati.
Eppure, malgrado il muro di gomma e il silenzio che si vuole far calare sull’intera vicenda, escono fuori altri particolari che ruotano intorno ad argomenti abbastanza precisi come tematica ma sfumati nei contorni, come le gare d’appalto gestite direttamente dal professor Scabbia, e sulle giornate cardiologiche viterbesi, convegno medico organizzato da quattro anni a questa parte dallo stesso primario, grazie a una serie di donazioni. Donazioni elargite da ditte farmaceutiche interessate a mandare a buon fine i progetti del primario, come appunto le famose Giornate cardiologiche: ma di quei fondi, quanti sono stati utilizzati per i convegni e quanti hanno preso altre strade? E’ l’interrogativo che stanno tentando di sciogliere gli uomini della Guardia di Finanza attraverso una serie di accertamenti incrociati, che vanno dall’audizione di testimoni a verifiche sui libri contabili per accertare entrate e uscite.
E non manca d’attirare sguardi curiosi e domande impertinenti anche l’ambigua posizione di alcune persone che ruotano nell’orbita e nel dipartimento del primario, prestando la loro opera all’interno dell’ospedale pur non essendo dipendenti Asl. Insomma, le domande sono molte e disparate (qualcuna riguarda pure lo stato di salute degli strumenti in uso a cardiologia, la frequenza con cui vanno in tilt e chi paga poi la loro messa a punto), ma l’inchiesta, come si diceva, è appena agli inizi e la strada da percorrere tutt’altro che priva di ostacoli.

Re. Vi.

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