VITERBO

Mercoledì 27 Novembre 2002

Passa un documento del comitato in cui il centro destra è maggioranza: ma gran parte di FI e An non lo vota
Sanità: il Polo va in frantumi
Conferenza dei sindaci, su Cisbani i gigliani fanno quadrato

Si parla di sanità, di una Asl che come ha spiegato una ricerca presentata ieri vede il 60 per cento dei pazienti fuggire fuori provincia; eppure i sindaci del Viterbese riescono a spaccarsi, a litigare, ad avere l’audacia di confessare che non sono in grado di esprimersi su un mini documento di una cartella e mezzo perché - wow - è troppo complesso, a incartarsi non sulle logiche di schieramento, nemmeno su quelle di partito, ma addirittura su quelle di corrente.
Ieri mattina nell’assemblea dei sindaci la Casa delle libertà si è ubriacata con un’imbarazzante divisione: una parte dei sindaci - soprattutto i gigliani di Forza Italia e qualcuno di An - pur di tutelare l’intoccabilità del direttore generale voluto da Storace e benedetto da Gigli, hanno sfiduciato il comitato di rappresentanza che essi stessi avevano eletto. Per capire: nel comitato ci sono solo due sindaci del centro sinistra (Trapé, Montefiascone, e Panunzi, Canepina) gli altri tre (Giampieri, Civita Castellana, Equitani, Bolsena, e Marini in rappresentanza di Aquilani, Vetralla) sono della Cdl. Un mese fa il direttore generale, Bruno Cisbani, aveva presentato il suo atto aziendale, il programma per il futuro della Asl, all’assemblea dei sindaci. Si decise che osservazioni ed emendamenti sarebbero stati fatti arrivare al comitato. Ieri, finalmente, nuova assemblea in cui il comitato ha presentato un documento di richieste a Cisbani. Delle linee generali, nulla di dirompente, tanto è vero che l’avevano voluto anche i tre della Cdl, fra cui Giampieri di An ed Equitani di Forza Italia. Otto punti: Belcolle deve avere la qualifica di ospedale di secondo livello; migliorare l’interazione fra ospedale e territorio; autonomia degli ospedali periferici con la creazione di tre dipartimenti, maggiore caratterizzazione di Ronciglione e Montefiascone; individuazione di due ospedali di comunità a Vetralla e Soriano; evitare un’eccessiva centralizzazione; collaborazione con l’università; creazione di una struttura aziendale amministrativa. Non era una rivoluzione, ma tanto è bastato per scatenare i no da parte di numerosi sindaci (fra i più attivi nel bocciare la proposta del comitato Capozzi di Grotte di Castro) di Forza Italia, soprattutto quelli dell’"Isola di Gigli". La sola ipotesi di approvare un documento che alimentasse un contradditorio con Cisbani ha sfaldato la Casa delle libertà. Gigliani contro Mariniani, Bonatestiani contro Giampieri, sfidando eroicamente anche i sorrisi («ci serve tempo per approfondire», ha detto qualcuno: certo, una cartella e mezzo, nemmeno 50 righe, sono un bel mattone...). Inutile il tentativo di Gabbianelli di evitare che si votasse, più astuto quello di Giampieri («Se ho qualche voto contrario mi dimetto dal comitato di rappresentanza»). Alla fine Panunzi ha chiesto che si votasse il documento. L’Ulivo ha tenuto - e poi dicono che la sanità viterbese non fa miracoli - e i suoi sindaci hanno votato sì. Buona parte di quelli del Polo, costretti a votare, si sono astenuti (e quel furbacchione di Giampieri ha salvato la poltrona, lui aveva detto "voti contrari" non "astensioni"). Gabbianelli (anch’egli fra gli astenuti) ha giurato, almeno 15 mila volte, che non si trattava di un voto politico. Dimostrazione evidente che era un voto politico (nel pomeriggio le cronache parlavano di vertici di An e FI infuriati per lo sgarbo). Rifondazione nel senso di Torricelli che rappresentava Bassano Romano ha detto no al documento: «Non mi presto a questi giochi di corrente, tutto torni nei consigli comunali». Cisbani, infine, era scuro in volto.

M.Ev.

 

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