VITERBO

Lunedì 25 Novembre 2002

Riflessioni sulla politica viterbese
Rispuntano i veleni:
coinvolta
anche la magistratura

di ARNALDO SASSI

Cosa sta accadendo di nuovo, o forse d'antico, nella politica viterbese? Beh, la discussione sui temi che sono sul tavolo sta in qualche senso riaccendendo gli spiriti più o meno bollenti della maggioranza. Basti pensare a questa vicenda della gestione delle acque e alla società di servizi che il Comune di Viterbo sta tentando di mettere in piedi in fretta e in furia. Argomenti questi che terranno banco durante la settimana appena cominciata e che potrebbero anche riservare sorprese più o meno eclatanti, anche perché conditi da vicende (altro esempio: una discutibile lista di aspiranti neo assuendi stilata dalla Sicea, in cui compaiono nomi strettamente imparentati con politici locali e sui quali c'è già chi ha gridato allo scandalo) che, almeno in teoria, potrebbero rivelarsi esplosive.

Ma tutto ciò di cui s'è parlato fino a ora è solo la punta dell'iceberg. Perché, se da un lato - con tutte le precauzioni che la politica, ma soprattutto il sistema maggioritario, impone - si lanciano messaggi più o meno reconditi su quello che s'ha o che non s'ha da fare, e nello stesso tempo si tenta, da una parte e dall'altra, di tirare la corda, stando però molto attenti a che la stessa non si spezzi definitivamente, dall'altro si agisce su un secondo livello - sicuramente meno eticamente corretto - con l'intento di spazzar via un sistema di potere (così almeno viene definito) che, a torto o a ragione, è considerato esiziale per il futuro della città.

Orbene, per dirla semplice, semplice, sono tornati in azione i corvi, a suon di lettere anonime. Attenzione, però: questi non sono corvi qualunque, come ciascuno di noi potrebbe immaginare. Ma sono corvi che citano fatti ed episodi degni della massima censura e che si preoccupano di fornire (alla magistratura, alle forze dell'ordine e alla stampa) anche tutta una serie di allegati, a dimostrazione della veridicità delle loro affermazioni. Corvi preparati dunque, nelle materie amministrative oggetto delle loro attenzioni, i quali teorizzano di essere costretti a utilizzare il tanto deprecato anonimato esclusivamente come mezzo di difesa per evitare le ritorsioni che altrimenti si abbatterebbero sulla loro testa.

E qui, badate bene, arriva il salto di qualità: perché la sfiducia corvacea non è riservata soltanto all'ambito politico, ma anche a chi dovrebbe sorvegliare sulla regolarità etica della vita politica e amministrativa cittadina. Insomma, per farla breve, alla magistratura (o meglio, a una parte di essa), accusata senza mezzi termini di convivere pacificamente con questo sistema.

E' ovvio che tutto ciò non può che essere considerato gratuito, perché getta fango su una delle più alte istituzioni dello Stato senza uno straccio di prova. C'è però un ma, sul quale - a mente serena - va fatta una seria riflessione: ed è il fatto che la sfiducia nelle istituzioni in genere (e a questo proposito c'è da sottolineare che i corvi sono purtroppo soltanto le avanguardie di un comune sentire piuttosto allargato, che sfocia il più delle volte nella rassegnazione supina) potrebbe generare un clima da Far West, in cui l'obiettivo primario rischia di diventare quello di affossare l'avversario. E questa cappa di piombo che avvolge la città alle falde della Palanzana si avverte tutta. A sproposito? Forse. Ma sicuramente, nel creare questo clima, ognuno ci ha messo del suo.

E allora, si dirà, come se ne esce? Fornire la ricetta giusta è tutt'altro che semplice. Ma sicuramente un primo giusto passo potrebbe essere quello di sgombrare il campo da tutti i sospetti, anche quelli che possono apparire più aleatori. Tutti - ma soprattutto coloro che rappresentano le istituzioni - hanno il dovere di comportarsi in modo tale che lo Stato di diritto non sia considerato colpito da un male incurabile. E in questo sforzo, per dirla tutta, anche la magistratura deve fare la sua parte, non certo con spirito giustizialista, ma fornendo in tempi brevi, nonché in modo chiaro e inequivocabile, risposte autorevoli - in un senso o nell'altro - sui quesiti che oggi sono all'ordine del giorno, facendo così in modo che i corvi si spoglino del loro anonimato e - se hanno cose da dire - lo facciano alla luce del sole. Per il bene di tutti.

 

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